Il primo balzo di questo blog è un vero e proprio salto nell’iper-spazio. Mi sono avvicinata con un certo timore alla Trilogia della Fondazione, al primo libro Cronache della Galassia, perché Isaac Asimov è spesso citato come il più grande autore di fantascienza. Mi sarei ritrovata a leggere un Manzoni, un Tolkien? O una più modesta, ma efficace J. K. Rowling?
Un chiarimento in apertura: Cronache della Galassia è il titolo italiano del primo romanzo della Trilogia della Fondazione. Negli anni Novanta è stato cambiato con Fondazione, il secondo libro, Crollo della Galassia Centrale, è stato reso con Fondazione e Impero, mentre il terzo, l’Altra Faccia della Spirale, con Seconda Fondazione. Le nuove traduzioni sono più fedeli agli originali, ma, nonostante abbia letto su volumi degli anni Settanta con i vecchi titoli e li ritenga comunque corretti, userò per comodità le traduzioni più recenti.
Trilogia della Fondazione: la trama
La storia della Trilogia della Fondazione è molto semplice: Hari Seldon è uno scienziato che con la psicostoria, una scienza che con precise equazioni riesce a prevedere ciò che accadrà all’umanità, comprende che l’Impero Galattico presto crollerà. Secondo questa previsione, alla rovina seguiranno 30.000 anni di barbarie, prima della nascita di un nuovo impero che possa riportare la civiltà. Non si può più fermare lo scorrere inevitabile degli eventi, ma si può almeno accorciare il periodo prima del secondo impero con il Progetto Seldon, cioè la descrizione degli eventi futuri, tenuta segreta (quasi) a tutti. I romanzi ruotano attorno alla risoluzione delle crisi Seldon, punti previsti dallo scienziato con la psicostoria, il cui esito di battaglie o decisioni politiche determina il percorso verso la barbarie o verso il nuovo impero.
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Romanzo a episodi
Fondazione mi ha stupita fin da subito. I primi capitoli della Trilogia raccontano una storia molto coinvolgente, ma non la mostrano. Uno dei capisaldi per gli scrittori contemporanei e ciò a cui i lettori sono abituati è quello dello show don’t tell, cioè mostrare gli eventi in atto, non limitarsi a riportarli, altrimenti chi legge potrebbe perdere di interesse. Potrebbe. Io invece ero incollata alle pagine. Volevo sapere cosa succedeva dopo. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che i romanzi in origine erano racconti pubblicati a episodi e che dovevano quindi convincere il lettore a comprare anche il numero successivo della rivista.
O forse che un gigante come Asimov può permettersi di scrivere come gli pare.
I personaggi, come gli eventi, durano pochi capitoli e passano senza lasciare molto, se non il loro contributo al Progetto Seldon. Poco cambia in Fondazione e Impero e Seconda Fondazione, dove almeno abbiamo personaggi da seguire per tutto il libro: il Mulo, Toran e Bayta Darell, con Arcadia Darell nell’ultimo volume. Sembra quasi che Asimov dia più importanza al risultato dei gesti di tutti i personaggi che non alle vite dei personaggi stessi.
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Una fantascienza che non ti aspetti
Non mi aspettavo un libro così fuori dai canoni e tuttavia così coinvolgente, soprattutto in Fondazione. Ad esempio, non ci sono guerre spaziali. Se ci sono, si descrivono in poche righe. Non ci sono né gli alieni né i robot. Il futuro fantascientifico è lasciato sullo sfondo. Asimov, al contrario, si spende per ben descrivere le condizioni rovinose del pianeta Trantor, ex sede dell’impero crollato. Cosa c’è al centro, quindi, della trilogia più famosa della fantascienza? L’uomo e le sue (in)decisioni, e negli ultimi due libri, le sue paure e i suoi sospetti.
Sebbene appartengano allo stesso genere, la Trilogia della Fondazione non è la fantascienza cupa di Dick o quella già più piaciona di Dune di Herbert, non ti meraviglia con i viaggi interstellari o pianeti esotici. Stimola invece a interrogarsi su questioni tutt’ora calde: sul ruolo della scienza e sulla fiducia in essa, sul progresso, sulla politica, sulla superstizione. Insomma, sull’umanità e il suo futuro.
È facile spiegare l’ignoto creando un essere superiore. È un fenomeno molto umano. Esistono moltissimi casi nella storia galattica di popolazioni, di sistemi solari isolati, che sono ritornati alla barbarie. Che cosa abbiamo imparato? In tutti i casi, queste popolazioni attribuiscono le forze per loro incomprensibili della natura, tempeste, pestilenze, terremoti, alla volontà di esseri più potenti dell’uomo. Si chiama antropomorfismo, e noi in questo caso, ci comportiamo esattamente come selvaggi.
p.179, Seconda Fondazione
Foundation: la serie di Apple

Non posso concludere la recensione sulla Trilogia della Fondazione senza nominare la serie di Apple, Foundation, prevista per il 2021. Non posso negare che i due minuti di trailer mi abbiano esaltata. Continuo a rivederlo e continuo a chiedermi quanto manca. La musica del trailer ci fa capire come un rintocco di una campana che il tempo per fermare la rovina dell’Impero sia scaduto e solo la psicostoria può salvare l’umanità dalla barbarie.
La presenza di Jared Harris come Hari Seldon è più che rassicurante. Siccome non ci sono molte donne di spicco nel primo libro, era facile indovinare che Lou Llobell, la giovane che si vede parlare con Harris, sia la trasposizione di Gaal Dornick, il matematico che Seldon incontra su Trantor nei primi capitoli.
Sarò inflessibile. Non farò sconti a chi ha avuto l’ardire di tradurre in immagini uno dei libri che mi hanno entusiasmato di più. Fondazione è un romanzo di fantascienza senza alcuna scena d’azione e incontrare i gusti del pubblico dei nostri tempi rispettando la storia sarà una bella sfida.





